home     biografia     concorso     archivio     contatti     area riservata
        

Sei romanzi pubblicati, una finale al Premio Campiello, cinque testi teatrali rappresentati, collaborazioni alla terza pagina di quotidiani e diverse riviste letterarie, decine di manoscritti rifiutati dagli editori e rimasti nel cassetto, alcuni dei quali di cocente attualità.

Ma è difficile racchiudere in un “elenco”, seppur necessario, il respiro della scrittura di Antonio Russello, scrittore che sfugge ai codici se non a quello dell’assoluta libertà creativa, della disobbedienza civile all’ovvio, della rivolta contro le ideologie e della strenua difesa _ anarchica e felicemente disperata _ per le idee, la cultura, l’uomo.
L’uomo come prodotto di una crescita autonoma e originale di pensieri, parole, opere. Nella vita, nella produzione letteraria, nell’attività pedagogica (ha insegnato per oltre trent’anni).

Antonio Russello, come tanti scrittori, si sentiva per molti versi “incompreso”, e non faceva nulla per far conoscere le ragioni della sua distanza.
Non frequentava salotti, non bussava insistentemente alla porta degli editori, anche se la sua casa, specie negli anni Sessanta e Settanta, fu meta di scrittori e intellettuali; anche se nel corso della sua scrittura ha incrociato le parole con Comisso, Valeri, Sciascia, Cassola, Silone, Vittorini.
Lo stesso, Vittorini, che nel 1959, consulente editoriale di Mondadori, fece pubblicare il suo primo libro _ La Luna si mangia i morti _ rifiutando maldestramente (a proposito di incompresi) quel capolavoro che è Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.
Un romanzo d’esordio, La Luna si mangia i morti (storia di un ragazzo che vive diviso fra la leggenda del padre mafioso e la comparsa della legge come valore “imposto”), che in una sua recensione Sciascia definisce una “rutilante favola della Sicilia dove agli influssi del lorchismo si combina una vena di gitaneria”.

Bene accolto da pubblico e critica è stato, nel 1970, Giangiacomo e Giambattista, finalista del Campiello assieme a pezzi da novanta come Moravia, Cassola, Gadda, Soldati.
Il libro nasce ed esplode in Russello dopo l’accumulo di un aggiornamento pedagogico nell’occasione di lezioni impartite a folti gruppi di maestre per i concorsi magistrali. Il romanzo, nel solco del compte philosophique, nasce così in contrapposizione alla presunta aridità di un esercizio prettamente scolastico, liberandosi dalle sue strettoie in una invenzione esclusivamente poetica.
Tra realtà e mito, tra storia e favola, si muovono due personaggi del settecento illuministico _ Giangiacomo Rousseau e Giambattista Vico _ i quali senzail peso della loro identificazione storica e del loro nome, confrontano le loro idee in un curioso e favoloso e avventuroso approccio.
Scriverà nel 1970 sul Tempo, commentando le selezioni del Campiello, il critico Giancarlo Vigorelli: “….Piuttosto il nome di Sciascia è da fare per segnalare un singolare romanzo di Antonio Russello, Giangiacomo e Giambattista, il libro italiano letto ultimamente che mi ha più sorpreso, intrattenuto, soddisfatto, pur nella sua apparente inattualità”.

Grande originalità anche nel romanzo Venezia Zero, pubblicato nel 1980 da “Edizioni della Galleria” ma steso a metà degli anni Sessanta con una scrittura vicina allo sperimentalismo. Russello, come in una partitura orchestrale d’una sinfonia, dà tre letture diverse dello stesso argomento che sembrano sciogliersi in un magma linguistico incandescente e rutilante.
Dove il primo registro dei fatti e dei personaggi è filtrato da una suggestione pittorico-architettonica musiva; il secondo è musicale ed esprime tutto il barocchismo dei compositori veneti: il terzo registro coglie la trasparenza vitrea dell’arte muranese e acquatica della laguna, in cui la città affondata e capovolta, sgranandosi e disfacendosi, sembra pagare la colpa delle sue millenarie stratificazioni nelle forme artistico-sociali di cui ha preteso sempre l’inalterabilità e l’intoccabilità.
E le cose affondate riemergono come nella dimensione d’un aldilà in cui si vede finalmente l’altro lato delle cose stesse.


Moltissimi, come detto, sono i romanzi di Russello ancora nei cassetti. E molti i testi teatrali messi in scena dalle compagnìe “Alternativa” e “Lo Specchio”, da lui fondate assieme a Sergio Sartor, Gino Oliva, Luciano Xiccato, Roberto Conte, Francesco Bisetto. Compagnìe che negli anni settanta e ottanta (ma Lo specchio continua ancora ad andare in scena con esiti brillanti interpretando impegnativi testi di altri autori) hanno portato il teatro nei quartieri.
In una dimensione di autoproduzione che nulla aveva da invidiare _ fra ricerca, recitazione e regìa _ ad esperienze di carattere professionsitico.
Uno straordinario esempio di cultura assai rimpianto in un mondo che non produce, non parla, non azzarda più se non garantito dalla mercificazione di logori circuiti istituzionali.